Roma, 3 novembre 2025 – Assoholding, associazione di rappresentanza delle Holding di partecipazione italiane, lancia un appello in occasione dell’audizione alla 5a Commissione Bilancio del Senato, evidenziando le criticità che l’introduzione di alcune delle nuove norme previste dal disegno di legge di bilancio 2026 potrebbero comportare per la competitività dell’economia nazionale.
Il primo tema al centro dell’audizione Assoholding è stato la prevista modifica alla disciplina dei dividendi (articolo 18 del DDL Bilancio), che, secondo Assoholding, rischia di incidere negativamente sulla struttura fiscale delle imprese, introducendo una “duplicazione della tassazione” e un effetto depressivo sugli investimenti, soprattutto per le holding con partecipazioni minoritarie diffuse. “Si produrrebbe un disallineamento rispetto alle regole europee, penalizzando uno dei motori di allocazione del capitale privato e rendendo l’Italia uno dei sistemi più gravosi per chi investe”, ha dichiarato il Presidente dell’Associazione, Gaetano De Vito.
“Chiediamo con forza di stralciare integralmente l’articolo 18 – prosegue De Vito – per salvaguardare una tassazione equa e stabile. Anche le possibili correzioni in discussione, come l’esclusione delle società quotate e la riduzione della soglia di partecipazione qualificata, non eliminerebbero gli effetti distorsivi: i dividendi rischiano comunque di essere tassati due volte, una prima in capo alla società che li genera e una seconda in capo a quella che li percepisce, ove la partecipazione sia sotto la soglia”.
Durante l’audizione, Assoholding ha inoltre sottolineato la necessità di provvedere alla modifica dell’aumento temporaneo dell’aliquota IRAP previsto dall’articolo 21, il cui testo attuale potrebbe comportare il rischio di coinvolgere anche Holding non finanziarie, generando un aggravio fiscale non coerente con gli obiettivi dichiarati dal Governo.
Infine, l’Associazione ha espresso apprezzamento per la maggiorazione dell’ammortamento relativo agli investimenti in beni strumentali, ma ha invitato il legislatore a rafforzare ulteriormente anche il sistema di incentivi specifici per innovazione, Ricerca e Sviluppo, leve fondamentali per la crescita a lungo termine e la transizione tecnologica del Paese. In relazione alle spese di ricerca è necessario ripensare il tax credit per le spese di ricerca e sviluppo e rimettere al centro la certificazione: “Serve una politica fiscale che premi l’innovazione, anche insieme a Università ed Enti di Ricerca, e non limiti la capacità delle imprese di investire: chiediamo un sistema di agevolazioni strutturali per la ricerca, lo sviluppo e la formazione tecnologica, anche attraverso crediti d’imposta spinti almeno al 35% per chi investe in innovazione”, conclude De Vito.
Assoholding rinnova così la propria disponibilità a collaborare con Parlamento, Governo ed Istituzioni, una manovra fiscale che guardi alla competitività, all’attrattività degli investimenti e allo sviluppo sostenibile del sistema Italia, senza aggravi fiscali per il tessuto imprenditoriale nazionale.
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