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Approfondimento 24 settembre 2025 · 2 min di lettura

Intelligenza artificiale e lavoro: la nuova legge amplia il regime impatriati e apre il tema della formazione

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L’obiettivo è chiaro: rendere l’Italia più attrattiva per ricercatori e professionisti altamente qualificati, stimolando al contempo il rientro dei “cervelli” che operano nei settori più innovativi.

Il 17 settembre il Senato ha approvato in via definitiva la legge sull’intelligenza artificiale, ispirata al Regolamento UE 2024/1689. Si tratta di un provvedimento organico che disciplina diversi aspetti legati all’uso e allo sviluppo dell’IA, ma che assume particolare rilievo anche per il mondo del lavoro e delle imprese.

Due i punti centrali per il sistema produttivo:

  • l’ampliamento del regime agevolativo per i lavoratori impatriati che operano nella ricerca applicata all’IA;
  • le prospettive di incentivazione della formazione in tema di intelligenza artificiale, decisive per sostenere la competitività del Paese.

Ampliamento del regime impatriati per i ricercatori in IA

La legge interviene sul regime impatriati disciplinato dal Dlgs 209/2023, che già prevede una significativa agevolazione fiscale: chi trasferisce la residenza in Italia può tassare solo il 50% dei redditi da lavoro dipendente, assimilati e autonomo (esclusi i redditi d’impresa), fino a un massimo di 600mila euro l’anno.

Con la modifica approvata, il beneficio si estende anche a chi svolge attività di ricerca, compresa quella applicata, nel campo delle tecnologie di intelligenza artificiale. L’obiettivo è chiaro: rendere l’Italia più attrattiva per ricercatori e professionisti altamente qualificati, stimolando al contempo il rientro dei “cervelli” che operano nei settori più innovativi.

Resta però da chiarire, attraverso i futuri decreti e le circolari ministeriali, cosa si intenda esattamente per “attività di ricerca applicata”: saranno infatti decisivi i criteri legati ai titoli di studio, alla documentazione delle esperienze e alle modalità di riconoscimento.

Formazione e competenze digitali: la prossima sfida

Il secondo ambito di rilievo riguarda la formazione. La legge richiama l’articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689, che sottolinea l’importanza di promuovere “alfabetizzazione digitale” e aggiornamento professionale sui sistemi di intelligenza artificiale.

Molti operatori e associazioni di categoria auspicano un intervento concreto in questa direzione, con incentivi fiscali strutturati e stabili. Un riferimento naturale è il credito d’imposta Formazione 4.0, attivo tra il 2018 e il 2022, che permetteva alle imprese di recuperare parte dei costi per programmi formativi legati all’innovazione digitale e tecnologica.

L’Italia si trova oggi davanti a una doppia sfida: attrarre capitale umano qualificato e, al tempo stesso, investire nella crescita delle competenze diffuse. L’IA rappresenta una leva strategica per la competitività, ma richiede strumenti normativi chiari e un impegno condiviso tra istituzioni e imprese.

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